Proiezione del film “UNA STORIA” di anna foglietta


 Presso il Cinema RAFFAELLO, strada Formigina 380, venerdì 2 ottobre, ore 20.30, proiezione del film: “UNA STORIA” di Anna Foglietta.

Regia: Anna Foglietta. Sceneggiatura: Anna Foglietta, Tania Pedroni, Matteo Ferri. Fotografia: Andrea Benjamin Manenti.  Operatore: Alain Parrone. Montaggio: Riccardo Giannetti. Produzione: HT film, Indigo Film, Tenderstories, Blu One Lab, con RAI cinema e HBO max.

Interpreti: Alba Rohrwacher, Guido Caprino, Caterina Casini, e con Elio De Capitani

La proiezione sarà preceduta dalla presentazione di Marco Barozzi, responsabile Cinema del Consorzio Creativo Modena
Il film sarà proiettato alla presenza della Regista: Anna Foglietta.

UNA STORIA: è un film di campo e fuori campo, di centro e di margini, di vuoti e di pieni. I vuoti che riempiono la vita dei protagonisti sono efficacemente rispecchiati dai particolari superflui su cui spesso si fissa il focus della macchina da presa nei falsi primi piani dei protagonisti. Falsi in quanto i volti e i corpi dei due attori sono sì inquadrati continuamente da vicino, ma non sono mai mostrati come centro del campo di ripresa: talora sono di spalle, o seminascosti da riflessi o da cortine, talvolta sono fuori fuoco o si trovano in posizione periferica nelle inquadrature a camera fissa. Il centro della storia sono loro, ma il centro dell’immagine è ingombro di dettagli marginali, che velano e nascondono, che illusoriamente riempiono. Ciò che inizialmente occupa la scena è una coreografia di atti domestici o lavorativi eseguiti sempre uguali in modo meccanico e ripetitivo, che saturano il tempo e la vita dei personaggi principali mantenendoli lontani da domande e riflessioni. Basta un semplice e comune avvenimento (la figlia che lascia la casa per andare a studiare fuori sede) per aprire un baratro sotto i piedi di Erica, la protagonista, che trascina nella sua caduta anche Mauro, il marito. Anche lui è costretto ad aprire gli occhi, a capire che la sua attitudine manuale a riassestare e riparare le case e gli oggetti è il risultato di un processo continuo di rimozione e di incapacità di affrontare i problemi connessi al proprio ruolo di figlio e marito. Ma a Erica ciò che per Mauro era sufficiente non può più bastare. Il dolore provocato dalla consapevolezza del vuoto che ha intorno (“è tutto qui?” si chiede la protagonista al culmine della crisi) le serve per accorgersi di se stessa, del proprio corpo vivo, della propria posizione fino a quel momento ai margini del campo della sua esistenza. Raramente nel cinema italiano degli ultimi anni una regia all’esordio ha mostrato una capacità di controllo dell’elemento formale di costruzione delle scene così efficace e sapiente, così incisivo nella raffigurazione visiva dell’intimità emozionale dei personaggi. Grande merito agli attori (Alba Rohrwacher e Guido Caprino), entrambi più che convincenti nell’esprimere più che interpretare, nel mostrare più che nel parlare, nel recitare sempre in sottrazione (i momenti di scontro vero sono ridotti al minimo). Da sottolineare il ruolo del direttore della fotografia e dell’operatore alla macchina (Andrea Benjamin Manenti e Alain Parroni), abili nell’assecondare le indicazioni di regia. Ci si chiede come mai questo film, pensato, scritto e diretto da un’attrice certamente navigata ma che esordisce nell’arte della regia già in possesso di tanta maturità e consapevolezza, non sia stato inserito nel concorso principale della 83a Mostra del Cinema di Venezia, piuttosto che in una sezione (Orizzonti) certamente importante ma inevitabilmente minore.
                                                                                                          
Marco Barozzi

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