DAL 3 ALL'11 MARZO 2018


MASSIMO MISELLI

PRESENTA

LORO DI NAPOLI


MOSTRA FOTOGRAFICA A CURA DI VASCO ASCOLINI


 FINISSAGE CON VASCO ASCOLINI DOMENICA 11 MARZO ORE 17:00 


ORARI: SABATO E DOMENICA 10:00-12:30 E 17:00-19:30

attenzione inaugurazione rimandata al 10 marzo causa avverse condizioni meteo


L’ORO DI NAPOLI / LORO DI NAPOLI

Massimo Miselli, giovane fotografo, per età, e per il periodo che lo lega a questo mezzo di lettura e comunicazione, vive a Sassuolo, un grosso centro della provincia modenese. E non ha letto, certamente, il libro di Giuseppe Marotta “L’oro di Napoli”.

Direi che non è un lettore, quantomeno assiduo. Il suo modo di leggere il vivere quotidiano è invece molto legato, da alcuni anni, all’uso del mezzo fotografico.

Altro codice di lettura, altro modo di partecipare a quanto avviene e avverrà.

Marotta ha scritto questo libro di racconti nel 1947 nella sua città, Napoli, offrendoci una serie di racconti, di “elzeviri”, come a volte sono stati chiamati. 

Certamente questa lettura di una parte della vita di Napoli è come una messa in scena di un grande spettacolo teatrale, visivo, di questa città unica al mondo.

Con le sue immagini Miselli cerca di coniugare la semplicità e la spontaneità  della vita che ogni giorno, ogni momento, si mette in scena, si esibisce, si offre. Non succede nulla di particolarmente straordinario nelle sue immagini,  dove solo il passare del tempo scandisce una ritualità di gesti che, pur modificati dal tempo, persistono attualmente.

Nella loro rappresentazione, restano dello stesso peso esistenziale nell’economia del tempo di vivere.

Personalmente ho molto amato questo libro e spesso ho visitato Napoli  ed anche fotografata, ma con spirito diverso da Massimo, forse per il mio sguardo “inquinato” da letture che mi tenevano al di qua di un mondo al quale non partecipavo.

Con il nostro fotografo abbiamo esaminato un centinaio di scatti e, non certo per una diversità di importanza, abbiamo scelto trentadue fotografie, volendo comunque salvare la sequenzialità del lavoro. Questo tipo di ricerca antropologica ha una sua maggior presa narrativa se le fotografie fanno immaginare al fruitore cosa precede e cosa segue ciò che sta guardando. Le grandi doti di Miselli, secondo me, sono due. Un’ assoluta percezione di quanto accade davanti a lui e la capacità di rendersi invisibile e accettato dai suoi inconsapevoli soggetti. Ne fa testimonianza il riguardare, dopo la messa in carta, l’opera compiuta.

Guardando queste immagini, mi sono ritrovato immediatamente anche nel film di Vittorio de Sica, dallo stesso titolo ( e alla cui sceneggiatura anche Marotta aveva lavorato), del 1954, in B&N. Miselli non ha mai visto, mi dice, quella pellicola. 

Comunque lavora per sequenze, non cerca la “fotografia” della vita, quella che ti fa diventare famoso, quella da premio. Vuole invece farci capire, anche se inconsciamente, che una fotografia non nasce mai da sola e che l’insieme racconta una storia.

Naturalmente per necessità logistiche abbiamo sintetizzato ogni sequenza ad un massimo di tre fotografie, a volte anche una sola, perché al suo interno si svolgeva comunque un breve racconto, un mondo.

Da questo racconto per immagini arriva un profumo che altro non è se non la metamorfosi delle parole scritte che si sono fatte ”atmosfera”. Si vede e si “sente” l’antica ospitalità, l’accoglienza, il desiderio di donarsi, la solidarietà, l’offerta di sé e del poco che si ha. 

Massimo Miselli ha mutato “L’Oro di Napoli” in “Loro di Napoli”. L’Alchimia che ha operato  questa metamorfosi della materia e della sensibilità è l’umiltà con la quale Massimo ha saputo accostarsi con rispetto e concisione al materiale più importante di questo nostro mondo. L’essere umano. 

Anche se non conosceva direttamente il testo  di Giuseppe Marotta, lo ha percepito  nell’aria, respirandone il sapore, perché i sentimenti e i pensieri non solo sono veicolati  dalla stampa, ma anche da qualcosa che sta sospeso sopra di noi, come un’aura che sempre ci accompagna e che noi condividiamo con gli altri anche se a nostra insaputa.

Reggio Emilia, 29 gennaio 2018

Vasco Ascolini                                               


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