sabato 12 dicembre 2015 ore 19:30
presso la chiesa di San Barnaba


CELEBRAZIONE  -  CONCERTO
CENTENARIO DEL GENOCIDIO ARMENO


MASSIMO NALBANDIAN
chitarra

ARAM IPEKDJIAN
duduk



PROGRAMMA


Oror – duduk chitarra 
Barsegh Kanatchyan

Memories –  chitarra
Mardig Kevorkjian

Kani Vur Janim  – duduk chitarra 
Sayat Nova

Vardani Mor Voghbe – duduk
anonimo

Souvenir d'Histore –  Chitarra
Massimo Nalbandian

Yerkinqn Ampel e – duduk chitarra
Vartaped Komitas

Andzrevn Yekav  - duduk chitarra 
Vartaped Komitas

Hov areq  Sarer  jan – voce chitarra
Vartaped Komitas
(con la partecipazione straordinaria di Arminè Balayan)

Havun - havun – duduk
Grigor Narekatsi

Keke, kele / Passeggiando – duduk chitarra
Vartaped Komitas
                                                   



La musica tradizionale armena mescola il genere popolare e sacro-cristiano e viene spesso eseguita dallo strumento nazionale armeno, il duduk, noto anche come dzianapogh, letteralmente “flauto-albicocca” in quanto è costruito interamente con legno di albicocco armeno.
Grazie al suo timbro evocativo e struggente  si è affermato in occidente anche in molte  famose colonne sonore di film, documentari, pubblicità.
Uno dei maggiori rappresentanti della musica nazionale armena è Vartaped Komitas (1869 - 1935), presente in questo concerto con molte sue composizioni.
Figura geniale, dalla vita drammatica, religioso, musicologo e compositore,  Komitas è considerato da molti il piu' grande musicista armeno dell'epoca moderna.
Con un intuito provvidenziale,  raccolse, prima del genocidio del 1915, i canti popolari armeni dalla viva voce dei contadini e della gente più semplice dei borghi e villaggi .
Catalogò così circa tremila melodie che altrimenti sarebbero andate perse per sempre durante il genocidio, come tanti altri tesori del patrimonio culturale armeno.
Komitas fu tra i primi  ad essere arrestato e deportato, nell'Anatolia Centrale, la notte del 24 aprile 1915, fu, pertanto, testimone oculare delle atrocità alle quali fu sottoposto il suo popolo durante il Genocidio. Minato nel corpo e nell'anima, colpito profondamente dallo sterminio degli armeni e anche dalla distruzione della maggior parte dei suoi manoscritti, che furono bruciati, perse la ragione e fu salvato in extremis grazie all'intervento della figlia del sultano cui aveva dato lezioni di pianoforte.
Riuscì a tornare  a Costantinopoli, insieme ad altri deportati e fu ricoverato in un ospedale militare turco, ma la comunità armena residua a Costantinopoli, nella speranza di un miglioramento, decise di trasferirlo a Parigi. Purtroppo le cure furono inutili e lui consumò i suoi ultimi vent'anni in un ricovero psichiatrico a Ville-Juif, sobborgo di Parigi, dove morì nel 1935.
Komitas elaborò in polifonia molte delle melodie raccolte, in una sintesi assai felice tra la tradizione orientale armena e il contrappunto occidentale.
Debussy, dopo aver sentito un concerto di Komitas a Parigi, avrebbe esclamato: “ogni popolo dovrebbe avere il suo Komitas!” 




Con il patrocinio del Comune di Modena


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